Sergio Putzu: Su Ritrattu

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Sergio Putzu: Su Ritrattu


 "Su Ritrattu"

La mostra Su Ritrattu giunge a conclusione di un lungo percorso artistico ed esistenziale che ha visto Sergio Putzu protagonista di un viaggio attraverso esperienze varie ma tutte orientate a raffigurare personaggi: dal vecchio contadino sardo consumato dal duro lavoro dei campi, all'orgoglioso capo indiano crocifisso come un Cristo pagano, sino all'infelice continente africano, nel luogo dove è nato l'uomo e dove ebbero origine l'ingiustizia e lo sfruttamento. In tutti questi ritratti, nei loro volti scavati, nei loro corpi talvolta consunti, nelle espressioni più singolari del volto si colgono la loro più intima sofferenza e i loro sogni infranti.
Nella mostra Su Ritrattu l'intento di Sergio non è stato quello di rappresentare volti umani, bensì entrare all'interno della loro anima, di cogliere, attraverso una smorfia del viso, un leggero sorriso, talvolta enigmatico, una luce sottile che, parafrasando Dante, dica all'anima sospira. I personaggi rappresentati sono comuni cittadini, colti nella loro singolarità o nella semplicità, ma anche volti noti del mondo della cultura, dell'arte e dello spettacolo. Nelle sue opere Sergio Putzu è riuscito a realizzare il desiderio più recondito di tutti gli artisti: dare vita, esistenza sostanziale, attraverso le immagini, gli sguardi e i sorrisi, alle passioni più intime, ai desideri e ai sogni degli uomini.

Prof. Salvatore Mannu


"Su Ritrattu"
SIMPOSIO FIGURALE

Sergio Putzu è uomo di forti passioni e minuziose ricerche.
Lavora solingo a "Nuraci", in comunione con l'Arte, nella quiete apparente della temperie creativa. Nel suo tempio laico traduce in immagini, con precisione e pazienza da amanuense, i cicli pittorici che lo qualificano: "Indiani d'America", "Africa", "Scurigadroxu".
Trasversale ma connaturato a questi è il ciclo dedicato a "Su ritrattu" che in 40 tele raccoglie il meglio dei precedenti lavori arricchendosi di opere inedite. Il suo è un ritratto interiore, figlio di un'arte vissuta come conoscenza, come strumento d'indagine della realtà. La geografia del ritratto, delle civiltà alle quali rimanda, è scritta nelle rughe dei personaggi. Eroi e gente comune, protagonisti consapevoli o ignari testimoni del tempo che scorre come la comare sarda o l'aborigeno africano che hanno la stessa dignità di Gramsci, Che Guevara o Grazia Deledda. Così Jimmy Hendrix, John Lennon, Patty Smith e Bob Dylan rappresentano la colonna sonora del percorso intellettuale che l'artista vuole condividere in un simposio figurale al quale partecipano anche filosofi, politici e letterati come Marx, Lussu, Pasolini e stimati artisti del calibro di Bacon e Van Gogh. I personaggi che abitano l'immaginario creativo di Sergio Putzu delineano un mondo interrazziale, poliglotta, privo di gerarchie e ricco di ideali. Tale varietas si riscontra anche nell'utilizzo di numerose tecniche artistiche che Putzu padroneggia con talento e mestiere. Nondimeno la mostra "Su ritrattu" si impone all'attenzione per unicità di stile, dominata da colori caldi, dal giallo delle canne e dalle terre brune, che fondendosi tra loro rendono allo spettatore una visione omogenea e armonica dell'insieme.
Ciascun ritratto si regge autonomamente per la solida struttura dell'impianto disegnativo. Su questo Putzu interviene con virgolettate di colori primari accostati tra loro o per contro costruisce i volumi attraverso il gioco monocromatico delle ombre. Il disegno classicamente inteso costruisce la figura, sul quale si intessono le divagazioni pittoriche di matrice cubo-futurista o le sperimentazioni artistiche dei collage e delle colate di colore.
Pertanto l'isolamento presupposto del nostro artista non è certamente culturale, svela anzi una grande apertura a generi, realtà e culture diverse e lontane, sintomo di una sardità profonda e lungimirante che fa riflettere su come anche un angolo del mondo come "Nuraci" possa diventare un punto privilegiato dal quale osservare, attraverso il ritratto, la complessità del genere umano.

Dott. Paolo Sirena
(Direttore del Museo Sa Corona Arrubia)