Libri di antica sapienza

Hermetica
Tipo carattere

Libri di antica sapienza

  1. Solazaref, "Introitus ad philosophorum lapidem" (edizione numerata)
  2. Libro Rosso (Liber Novus)
  3. Mutus Liber
  4. Zohar

 


 

Solazaref, "Introitus ad philosophorum lapidem" (edizione numerata)

In quest'opera che dischiude l'ingresso che conduce alla «Pietra dei Filosofi», Solazaref rimette le cose a posto collocando l'Alchimia, come è giusto e necessario, nel solco della Tradizione sapienziale alla quale appartiene. Una rettificazione, questa, ormai non più rinviabi-le, considerate le false opinioni e le pericolose illusioni che circolano da tempo intorno all'Arte trasmutatoria.

L'uomo contemporaneo, avvezzo a scambiare per conquiste di civiltà il pensiero «debole» ed il disimpegno morale, ha fantasticato di potere sostituire all'antico ora et labora (impegno ascetico e sforzo operativo) un'astratta curiosità ed un compiacimento estetizzante, entrambi di segno Irrimediabilmente profano. Partendo da una visione cruda e realistica della condizione umana, Solazaref ricorda all'uomo di oggi, fuorviato da una diffusa quanto superficiale infatuazione progressista, come per una oscura colpa originaria tanto esso che il pianeta che lo ospita si trovano ormai decentrati rispetto all'asse benedetto lungo il quale una cascata di luce vivificante si riversa sui mondi dal Trono dell'Altissimo. In vari punti della sua concezione cosmologica e psicologica l'autore mostra di avere attinto anche all'insegnamento trasmesso dal famoso Gurdjieff. Tuttavia, a differenza di quest'ultimo, egli identifica nel difficile travaglio alchimico di laboratorio uno strumento provvidenziale offerto ai fedeli devoti da una Dama celeste, l'Anima del Mondo, affinchè con la loro «sofferenza volontaria» possano redimersi.

Sullo sfondo di questa visione il libro di Solazaref rivela chiaramente come le sue conoscenze in materia siano insolitamente estese ed approfondite. Sia in ordine alla teoria che alla pratica alchimiche egli fornisce continuamente saggi della sua perizia, evidente risultato di uno studio e di una pratica prolungati nel tempo e sostenuti da una innata vocazione .I molteplici argomenti trattati mostrano come l'autore scriva a ragion veduta dell'indispensabile operatività spagirica, dei vari procedimenti in via umida e secca ed infine della misteriosa «via breve» da esso appresa per via di filiazione tradizionale dall'Adepto N. Ad essa viene attribuito il beneficio di rappresentare un prezioso aiuto offerto ai meritevoli in vista degli ostacoli che il crescente inquinamento dell'ambiente planetario aggiunge al già difficoltoso cammino dell'alchimista. Di non minore Valore sono le vaste conoscenze dell'autore in un campo così importante come la psicologia e la fisiologia umane, intese alla luce della sapienza iniziatica. II libro di Solazaref è pervaso da un inflessibile spirito di severità contro coloro che si trastullano con i fantasmi del loro piccolo «io» o, peggio, sono "disposti a barare nel tentativo (che una superiore Giustizia condanna a rimanere vano, ma non per questo impunito) di carpire indegnamente alla Dama i suoi segreti. Ma il libro è anche animato da uh fervido slancio di carità per quanti, con animo sincero e buona volontà, si apprestano, sul finire del secondo Millennio, a rispondere al rinnovato richiamo della Tradizione.

 

L'Introitus ad Philosophorum Lapidem, scritto nel 1982 e pubblicato nel 1984, rientra nel­l'ambito di una proposta iniziatica alchemica le cui radici sono il Centro-Europa.
Come ogni documento riguardante questo tipo di circostanze, l'Introìtus rappresenta sol­tanto uno degli anelli di questo processo d'iniziazione: poiché ogni iniziazione sparge i suoi raggi anche sul piano essoterico, è necessario prendere conoscenza degli altri scritti di Solazaref per be­neficiare di una comprensione che sia il più possibile oggettivante.
I grandi inziatici, come pure il fatto che è da molto tempo che gli alchimisti non si esprimono con serietà, implicano una mole di pubblicazioni relativamente massiccie.
Questa «Somma» ha dunque una triplice funzione:

  • offrire ai contemporanei alcune nozioni - sul piano concettuale - di ciò che è realmente l'Alchimia, e questo al di fuori dei confusi computi dei vari sistemi occulti. Ma queste nozioni rimangono necessariamente superficiali senza l'esercizio.
  • attestare su un piano storico l'intervento come pure le attività degli Alchimisti, questo per togliere qualsiasi visione illusoria e chiarificare la nostra Scienza dal guazzabuglio speculativo che da tanto tempo la offusca.
  • lasciare una mole di documenti (testi, materie, apparecchiature, testimonianze varie, ...) che permetta di non cadere mai più in futuro nello spaventoso errore descritto qui sopra, e questo nel modo più neutro possibile e disponibile per tutti.

Noterete l'evoluzione della vita essoterica della nostra filiazione e delle diverse posizioni sociali che essa ha dovuto assumere. Questo fatto è essenzialmente circostanziale e non modifica minimamente i fondamenti del suo eggregore. Noterete dunque un'evoluzione apparente di talu­ne posizioni della nostra filiazione che è bene non confondere con un eventuale mutamento delle sue convinzioni: se l'esoterico è la stabilità del nostro eggregore esistente da secoli, l'essoterico tiene conto delle circostanze storiche. È d'altronde l'armonia di questo equilibrio a suggellare un autentico sapere.

Le incorruttibili

 


 

Libro Rosso (Liber Novus)

II Libro Rosso, anche conosciuto cerne i! Liber Novus (Libro Nuovo in latino), è un volume di 205 pagine scritto e illustrato dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung approssimativamente fra il 1914 ed il 1930. Jung iniziò a lavorare al Libro Rosso a seguito della crisi epistemiologica che attraversò dopo la pubblicazione: di "La libido: simboli e trasformazioni" e alla rottura che ne derivò con Freud. Il libro venne inizialmente chiamato Liber Novus ma era conosciuto informalmente come il Libro Rosso. Il manoscritto è compilato in testo calligrafico e contiene molte illustrazioni, è considerato un esercizio di immaginazione attiva, pratica che Jung teorizzò come strumento di scoperta ed analisi dell'inconscio. L'opera è rimasta inedita fino al 2009 per volere degli eredi di Jung che negarono l'accesso al testo fino al 2001. Da allora il curatore Shamdasani condusse un'opera di convinzione presso gli eredi che portò alla prima pubblicazione in tedesco del 2009,n testo comprende introduzione, riferimenti e note di Sonu Shamdasani ed è stato tradotto per l'edizione italiana da Massimello M. A., Schiavoni G., Sorge G. E' edito da Bollati Boringhieri.

 


 

Mutus Liber

Il Mutus liber (dal latino libro muto) è, come suggerisce il nome latino attribuitogli posteriormente, un libro senza testo, ovvero è composto da una serie di 15 tavole decisione che rappresenterebbero il processo alchemico. Pierre Savouret, che ne editò la prima stampa nel 1667, vi uni di proprio pugno un'introduzione in francese, n presunto autore è ritenuto essere ALTUS, le cui uniche parole impresse sulle immagini appaiono nella quattordicesima tavola, e formano la frase "ORA, LEGE LEGE LEGE RELEGE LABORA ET ENVENIES" che invita il lettore neofita all'attento esame dell'opera muta in quanto viatico, ossimoricamente, di una ricchezza di informazioni unica, che permetterebbe, a chi seguisse con zelo e anima la natura dei simboli ivi impressi, dì conseguire la capacità di produrre oro, di ottenere la pietra filosofale (due immagini che si crede rappresentino la gnosi, e di conseguenza la scoperta della verità-Dio),

L'incapacità di attribuire con certezza quest'opera all'autore ALTUS è indicativo della scelta che molti alchimisti del passato fecero di anonimato, legando così i loro scritti e le loro scoperte alla tradizione ermetica che vede come iniziatore il mitico egiziano Ermete Trìsmegisto (vedi Corpus Hermeticus). A quest'opera si ricollegano svariati simboli riscontrabili soprattutto nell'architettura d'oltralpe e parigina in particolare; a Notre-Dame si può ammirare la Scala philosophorum, il pilastro mediano del portico centrale, associata alle tavole alchemiche suddette.

Per quanto paradossale questo possa apparire, affermiamo senza timore che la materia si rivela essere l'intermediario, ad un tempo il migliore ed il più sicuro, per l'accesso al regno del meraviglioso. I veri esoteristi sanno che le operazioni descritte dalle opere sono chimiche soltanto a prima vista; che i termini e le espressioni utilizzate non si riferiscono ai lavori del laboratorio, ma alle esperienze che l'alchimista effettua su se stesso. Per essi, l'artista sublima la propria anima, o piuttosto il proprio spirito, attraverso l'ascesi del corpo, quest'ultimo costituendo /'athanor, la prima essendo presa come materia, e tutti e due indispensabili alla Grande Opera. È importante che non si dimentichi mai che l'alchimia è, prima di tutto, la disciplina esoterica per eccellenza, che esige alla base uno stato d'animo e di coscienza ove il disinteressamento non ha eguali che nel costante desiderio d'amare e di conoscere. Niente può essere compiuto senza amore, se non nell'allontanamento da ogni perfezione. Amore e Conoscenza; bisogna compenetrarsene, offrirsi nella dualità inseparabile che presiede agli sforzi di ogni reale e umano progresso.

(Eugène Canseliet)

 


 

Zohar

Sefer ha-Zohar (il Libro della Splendore) o semplicemente Zohar (in ebraico Zohar "splendore") è il libro più importante della tradizione cabalistica. Il termine Zohar non indica altro che la parte principale del_testo. Secondo molti accademici moderni l'autore dello Zohar fu Mosè di Leon, intellettuale ebreo del XIII secolo, egli fece ricorso alla lingua aramaica per far credere che l'opera letteraria appartenesse all’eminente saggio tamuldico II secolo Shimon Yohai, Rabbino del Talmud più fedele alla dottrina tradizionale della religione ebraica. Secondo l'ipotesi accademica moderna lo Zohar fu redatto (a quanto si presume) in Castìglia verso il 1275, in un artificioso aramaico letterario, sotto forma di un commentario al Pentateuco e con alcune appendici (commento al libro di Rut e al Cantico dei Cantici) e rappresenta il compendio, la <<summa>> delle dottrine cabalistiche medievali, annoverando una ventina di testi diversi. In esso si ritrova la teoria delle dieci «Sefirot», quella dei quattro mondi, e l'altra della funzione preponderante che l'animo umano può esercitare nell'economia generale dell'universo. È un linguaggio antropomorfico, regolarmente adoperato nell'esposizione delle dottrine: l'elemento creatore è il maschio, il Padre che nel mondo delle Sefirot corrisponde alla grazia e alla bontà; esso genera l'elemento recettivo, che è la femmina, la Madre, e corrisponde alla giustizia e alla collera; dalla loro unione nasce il Figlio o Mediatore che produce la pietà e la salvezza. Lo Zohar spesso detto «santo», ebbe nel mondo ebraico una diffusione straordinaria, quasi pari a quella della Bibbia. Lo scopo al quale mira lo Zohar è puramente spirituale.

Lo studio dello Zohar

Lo Studio dello Zohar è paragonato ad un assaggio dall’Albero della vita

I Maestri insegnano come il miglior momento per il suo studio sia dalla mezzanotte, quando vengono aperti più facilmente i Cancelli celesti e la porta del Cielo. ^gojsjfcièità più ampia'pet. Si ritiene inoltre che chi, del popolo d'Israele, studia lo Zohar abbia la possibilità di non essere colpito dai danni dell'esilio. Studiare lo Zohar è sentire la presenza divina ed essere pronti all'esperienza intcriore, fino a trasportare la coscienza in una rivelazione mistica.

Il libro giunge a seguito di una tradizione che comprende cinque parti:

1. la tradizione narrativa dell'Haggadah attraverso il Talmud e il Midrash, ma anche i racconti, le massime e le parabole dei Rabbini

2. la tradizione normativo-legale dell'Halakhah

3. la tradizione liturgica che si allarga dalla precedente trasformando la preghiera in poesia

4. la pratica mistica della Merkavah

5. la tradizione magico-speculatìva che ruota attorno al Sépher Yetzìràh

| Lo Zohar, di circa 1.700 pagine, è diviso in 3 sezioni su Genesi, su Esodo e la terza sui restanti tre libri della Torah, alle quali si aggiunge una quarta parte recuperata da omissioni precedenti e con commenti a Rut, Echa e al Cantico dei cantici. In alcune edizioni fanno parte del libro anche il Tiqquney Zohar (70 modi di commento ai versi d'apertura del Libro della Genesi) e lo Zohar Hadash (o nuovo Zohar) o altri brevi testi tutti di commento "amoroso" verso la Torah intesa meno come testo e più come presenza viva da corteggiare dinamicamente perché riveli i suoi segreti, l'ultimo dei quali non si potrà conoscere prima del tempo messianico. Il libro racconta di Shimon bar Yohay e dei suoi 8 allievi che si sostengono e si fanno compagnia raccontandosi avventure, vagabondaggi e incontri con altri maestri e strane figure, come di fatto succedeva nei circoli medievali di iniziati alla Cabala. L'ambientazione storica è però evitata e si parla di alberi, strade e giardini piuttosto che di case e sinagoghe come luoghi d'incontro. Due incontri vengono però tenuti in stanze speciali dell'assemblea: l'Idra Rabba, o grande Idra, e l'Idra Zuta, o piccola Idra: i nel primo tre dei nove studiosi muoiono di estasi e nel secondo, anni più tardi, sette studenti si raccolgono attorno al letto di morte del maestro.

Edizioni

La prima edizione a stampa è uscita a Mantova nel 1558, quasi contemporaneamente a una di Cremona del 1560. Seguono una di Salonicco del 1597 (parziale) e una di Amsterdam del 1715. Quest'ultima è spesso la base delle edizioni più moderne, come di Livorno e dì Vilnius.