Luca Usai

Spazio Libero
Tipo carattere

Il ragazzo con la matita, da Guspini alla Disney ora disegna le storie di Topolino e Paperinik.

La passione di Luca Usai per i fumetti e la lunga gavetta, da autodidatta alla borsa di studio Jacovitti che gli ha aperto le porte a Milano. Ora un'idea: una serie di cartoons con lo spirito della commedia all'italiana.

 

Matita affilata Luca Usai, guspinese classe '77. Il talento lo ha portato a Milano a di­segnare, per la Disney e non solo. La sua passione è nata da bambino: folgorato dal cartone Robin Hood e La Spada nella Roccia. «Mi piacevano un sacco quei disegni e il modo in cui i personaggi si muovevano» spiega. Poi, ecco Topolino. «Un di­segnatore mi lasciava a bocca aperta: Giorgio Gavaz­zano, un rivoluzionario del disegno umoristico». Luca si dilettava, senza preoccuparsi troppo delle tecniche. «Quando decisi di fare sul serio, nel '97, durante il primo e ultimo anno di università, fre­quentai un corso di fumetto a Cagliari con dei pro­fessionisti».
Crescere e arrivare. Continuando da autodidatta Luca scopre l'associazione Chine Vaganti di San Ga­vino, «Trovare ragazzi con le mie passioni in provin­cia, fu fondamentale per crescere e arrivare ai primi lavori dopo mille iniziative, mostre e autoprodu­zioni». Si parte nel 2001 con alcune strip per gram­matiche latine e con la serie Super Pro per la Gaghi editrice, tutto insieme a Daniele Mocci di Chine Va­ganti. Super Pro oggi ha dieci anni, 60 gli episodi di­segnati. Nel 2002 Luca è a Milano per un master allo IED, vinto con la borsa di studio Jacovitti. L'anno dopo torna in Sardegna: lavora a Super Pro, Prezze­molo e tiene corsi di fumetto nelle scuole. Nel 2004 passa allo studio di animazione Flash Janas Techno­logy a Elmas e collabora con RedWhale per I Grandi Classici di Geronimo Stilton.
Due anni più tardi va all'Accademia Disney di Mi­lano per studiare l'approccio disneyano al disegno. «Da allora vivo a Milano e collaboro con Disney, Piemme, Alma Edizioni e Salani. Ho fatto alcune co­pertine per il settimanale Topolino e per vari alle­gati, da due anni lavoro alle storie. L'ultima: Paperinik e il Rivale Sleale è stata pubblicata nel nu­mero natalizio. Realizzo gadget e videogiochi per il sito e storie brevi per il ToyStory magazine, dedicato ai personaggi Pixar». Luca disegna le tavole auto­conclusive della serie Marcello&Sofia, scritta da Da­niele Mocci per la Gaghi e crea con Fabrizio Lo Bianco le tavole di Bruno il Maialino sul mensile Gbaby, co-stola del famoso Giornalino destinata ai più piccoli. «Da ultimo, una delle cose che più mi ha divertito è il volume a fumetti Normalman - Le Origini, scritto da Lillo (del duo comico Lillo&Greg) che riprende il personaggio ascoltato su RadioDue alla trasmissione 610 e visto in Tv su GXT». Il primo volume, edito da Salani, è in libreria. Ora tocca al secondo.
Creatività. Lavorare in quest'ambiente significa «creare sto­rie e provare a di­vertire senza effetti speciali, se non la creatività e la sensi­bilità. A volte può voler dire anche an­dare oltre e riuscire a far riflettere e ar­ricchire i lettori». Una delle ambizioni di Luca era dise­gnare per Topolino. Oltre a continuare a farlo vorrebbe «rea­lizzare progetti per­sonali, magari per la Francia, dove il mercato è più ricet­tivo. Mi piacerebbe mettere in piedi sto­rie lunghe, con lo spirito della commedia all'italiana: Risi, Germi, Scola e soprattutto Monicelli, che riusciva a raccontare l'essere italiano senza retorica, con spirito critico e un pizzico di ci­nismo mai gratuito».
Ma ci vuole un impegno da matti. «Nove ore al giorno di disegno per una tavola: una sola pagina». In più «devi stare al passo con la tecnologia, perché si opera non solo coi metodi tradizionali del fumetto. Si è portati a fare lavori molto diversi tra loro, senza poter studiare il tutto con i tempi dovuti. Perciò serve una preparazione tecnica più ampia che in passato». Una sfida che Luca vuole vincere.

Roberto Mura

 

Raccontare l'emigrazione senza cadere nei luoghi comuni e nei falsi miti della sardità

I disegnatori preferiti da Luca sono Giorgio Gavazzano «tutt'ora un faro per chiunque faccia fumetto umoristico, Corrado Mastantuono per la versatilità e il gusto, Albert Uderzo... che dire: Asterix! Jacovitti per la follia, Alessandro Bar-bucci, sempre anni luce avanti a tutti e Stefano Turconi, vero erede di Gavazzano nel fumetto disneyano». Ma anche «Sergio Toppi, Dino Battaglia e Enrique Fernandez. Troppi per elencarli tutti». Per i fumetti cita «Asterix, Bone di Jeff Smith, Calvin&Hobbes di Bill Watterson, Tre Ombre di Ciril Pedrosa. Da ultimo mi è piaciuto un sacco La Marcia del Granchio di Arthur de Pins». Parlando di Sardegna dice: «Vado appena posso, magari tornerò per restare, chissà?» Luca ha un legame forte con la sua terra e la difende «a spada tratta, salvo poi prendermela quando le cose non funzionano». L'Isola «ha un poten­ziale immenso ma molto spesso non ce ne curiamo, lo sottovalutiamo, a volte lo ostacoliamo. Solo tra Guspini e San Gavino sono almeno in cinque a lavorare da professionisti nel fumetto, in Italia e all'estero, rapportando il dato alle diffi­coltà del proporsi e alle possibilità offerte dal territorio, è quasi un miracolo». Una delle cose che vorrebbe fare è «raccontare l'emigrazione dalla Sardegna negli anni '70, confrontandola con la situazione attuale. Senza però cadere nei facili luoghi comuni in cui restano incastrati tanti autori sardi ma provando a guardarci da fuori in maniera moderna. Perché la Sardegna non è un luogo co­mune. In tutti i sensi».

Da "Il Messaggero Sardo", periodico della Regione Autonoma della Sardegna per i Sardi nel mondo - Anno XLIV - Marzo/Aprile 2012, pag. 28.