Castigo de Dios. La grande peste barocca nella Sardegna di Filippo IV

Sardinnia
Tipo carattere

castigo de dios "Castigo de Dios. La grande peste barocca nella Sardegna di Filippo IV" di Francesco Manconi - Donzelli, 1994

Fra Cinque e Seicento le epidemie di peste si succedono in Sardegna a ritmi serrati. È la conseguenza della permeabilità e quindi della vulnerabilità dell'isola posta al centro della geografia e dei traffici marittimi del Mediterraneo occidentale.

Con i marinai, i mercanti e con le merci viaggiano i topi e le pulci vettori della peste. La più devastante delle pestilenze è quella di metà Seicento, che irrompe nel momento più acuto della decadenza spagnola e che decima gli uomini spopolando una regione già in cronico debito demografico. La Sardegna, sempre in bilico fra il mondo spagnolo e quello italiano, funge da ponte nella marcia mediterranea della peste: dalle coste di Valencia nel 1647 fino a Napoli nel 1656 e a Genova nel 1657. Per lo storico la peste risulta un formidabile «rivelatore sociale e mentale»: affiorano così sentimenti, passioni, paure, ma in special modo emergono nuovi e antichi conflitti propri di una società caratterizzata dalla violenza. Sono conflitti fra poteri istituzionali rinfocolati dai problemi di governo che il male contagioso introduce; sono contrasti fra magistrature e popolo, quando le prime impongono regole sanitarie che turbano il corso ordinario della vita; sono tumulti popolari scaturiti da paure collettive e da sentimenti d'odio verso i ceti privilegiati che riescono ad assicurarsi la sopravvivenza. Di fronte ad un male incurabile e inarrestabile l'unica medicina efficace è quella della religione, che non cura i bubboni, ma allevia almeno le inquietudini dell'animo e prepara l'uomo barocco alla «buona morte».