“Patria” e il difficile percorso di riconciliazione di un popolo

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"Patria" e il difficile percorso di riconciliazione di un popolo. Breve recensione del romanzo di Aramburu, diventato un caso editoriale

Non è un azzardo parlare dell’ultimo libro di Fernando Aramburu come di un capolavoro. Insignito di numerosi premi in Spagna, così come del prestigioso Premio Strega europeo, “Patria” (pubblicato in Italia dalla casa editrice Guanda nel 2017) è un romanzo avvincente e di un’intensità incredibile.

Tutti noi, almeno una volta, abbiamo sentito parlare dell’ETA, Euskadi Ta Asasuna ("Paese basco e libertà), ossia l’organizzazione terroristica che tra il ‘68 e il 2011 ha causato la morte di oltre ottocento persone in diversi attentati. Patria è ambientato in un piccolo paesino della provincia di San Sebastiàn, a Nord-Est della penisola iberica, in prossimità del confine con la Francia. In questa realtà l’indipendentismo è parecchio radicato, così come la connivenza col movimento terroristico ETA a cui la comunità attribuiva il merito di sostenere la lotta armata contro l’oppressione dello Stato Spagnolo. Questo è lo sfondo alla vicenda di cui narra il romanzo, due famiglie unite che vengono divise proprio dal terrorismo dell’ETA. Il Txato, imprenditore della zona, viene assassinato dai sicari dell’organizzazione criminale per essersi rifiutato più volte di pagare il pizzo, quello che doveva essere il contributo alla lotta armata portata avanti dai terroristi. Contestualmente Joxe Mari, giovane atleta del paese, figlio di una famiglia legata alla figura del Txato da un’amicizia storica, entra a far parte dell’ETA e comincia ad essere uno dei principali protagonisti degli attentati in quegli anni (le ekintze). Ne viene fuori una insormontabile frattura, la disgregazione di due famiglie e di conseguenza la disumanizzazione della comunità. Le vite che i protagonisti del libro, essenzialmente sette, conducono non saranno più le stesse da quel giorno. Uno spaccato di vita quotidiana ai tempi dell’ETA, ai tempi del terrore.

L’odio per chi ha un diverso pensiero, il rancore per chi sostiene quella causa, la riconciliazione e il perdono; questi sono i sentimenti che emergono in ogni pagina del libro. Una lettura interessante che ci fa capire cosa si è provato in quegli anni di violenza e come, a volte, una causa che può essere condivisibile possa degenerare portando dolore, parecchio dolore. Magari poteva essere approfondito meglio il panorama politico e culturale di quegli anni in Euskal Herria (il termine col quale si intende sia il Paese Basco sia il popolo Basco) in fin dei conti non sarebbe risultato noioso, nonostante le sue 640 pagine si arriva a sperare che non finisca mai. Rimane comunque un’opera importante, uno di quei libri che, dopo aver girato l’ultima pagina, ci lascia nello sconforto di aver finito una bellissima storia.

L’ETA nel 2011 ha annunciato la cessazione della propria attività armata ed è stata sciolta nel maggio 2018, Patria è stato pubblicato in Spagna nel 2016.

 

 

Lorenzo Argiolas